Testimonianze da "Insegnamento e vita"

 

Quanti hanno avuto la possibilità di conoscere Padre Gabriele sanno bene che la sua attività cari­tatevole ha sempre operato attraverso uno stru­mento giuridico denominato "Associazione fra i Volontari della Carità". Questa struttura attual­mente da noi rappresentata ha costituito una pagina della sua storia anche per la Curia Provin­ciale dell'Ordine dei Servi di Maria in un docu­mento che pubblichiamo qui di seguito. Ribadiamo quindi che l'identità dell'Opera di Padre Gabriele è stata ed è in questa Associazione, anche se, come in tutte le opere del Signore qualcuno non ci si riconosce e tenta di confondere la buona fede di chi è meno informato.

 

Al rev.do P. Gabriele M. Berardi –

Roma

p.c. Alla Comunità dei SS. Sette Fondatori –

Roma

p.c. Alla Associazione fra i Volontari della Carità –

Roma

Rev.do e carissimo P. Gabriele, è nota ormai a tutti l'opera che hai iniziato a svol­gere sin dal 1960 facendo fruttificare il personale carisma concessoti dal Signore. Essa comprende l'assistenza e direzione spirituale alle persone che numerosissime ricorrono a te e l'assistenza mate­riale ai poveri, siano essi persone singole che Isti­tuti religiosi od enti di beneficenza.

La tua opera, col passare degli anni, è andata tal­mente crescendo da rendersi utile, e forse lo era anche necessario, il sorgere della "Associazione fra i volontari della carità" – da te voluta, fondata e sostenuta e della quale sei stato e rimani sempre l'animatore e sostenitore responsabile – il cui atto costitutivo è stato redatto con atto notarile del 12.11.1971 e registrato il 20.11.1971 al n. 20715, vol. 2346. La suddetta Associazione si è poi appog­giata alla Charitas S.r.l. per l'acquisto e possesso di beni immobili.

In occasione della visita canonica, da me effettuata nel febbraio u.s. al convento dei SS. Sette Fonda­tori in Roma e nel quale tu risiedi ed operi, ho notato una situazione di fatto che da nessun Supe­riore, sia del Convento che della Provincia e del­l'Ordine, era stata autorizzata ed approvata nel suo complesso per iscritto, nonostante che essi stessi, ed anche molti religiosi, si siano serviti della tua opera e generosità: si sono limitati a manifestare il loro grazie per quanto avevano ricevuto con biglietto o lettera.

Spinto unicamente dal desiderio di rendere la tua vita religiosa e la tua attività caritativa pienamente conforme al dettato e allo spirito delle nostre costi­tuzioni – esse già contengono elementi che favori­scono "forme nuove di apostolato" oppure rispet­tano "determinate esigenze del religioso che gode di un particolare carisma" – è mio preciso volere il risolvere, in modo debito, la suddetta situazione di fatto che dura da 24 anni, assumendomi la respon­sabilità della concessione di autorizzazioni e dispense che fossero necessarie. Ciò certamente, servirà ad evitare che il priore provinciale, che mi succederà nel 1985, o gli altri successori debbano ritornare a parlare dello stesso argomento. Pertanto:

Visto ed esaminato l'atto costitutivo dell'Asso­ciazione fra i volontari della carità – appoggiata alla Charitas S.r.L. – redatto dal notaio Paolo dott. Cappello di Roma in data 12.11.1971 e registrato in Roma il 20.11.71 n. 20715, vol. 2346, dal quale risulta che l'Associazione gestisce l'attività civile e penale, e rende conto annualmente dell'ammini­strazione agli Organi di Stato.

Visto che l'Associazione, pur assumendosi ogni responsabilità civile e penale, riconosce e considera te, P. Gabriele M. Berardi, quale "fonda­tore, animatore e sostenitore responsabile" per cui essa non solo si appoggia alla tua azione e persona­lità ma si fa anche un dovere di esaminare ed asse­condare le tue segnalazioni circa svariate e parti­colari necessità dei poveri, di istituti religiosi, di popoli in via di sviluppo e necessità calamitose;

Considerato che le offerte date o inviate a te, P. Gabriele, sono date ed inviate perché si svolga attività caritativa attraverso la ormai conosciuta Associazione fra i volontari della carità;

Io sottoscritto P. Carlo M. Rocchi, nella mia qua­lità di priore provinciale della provincia romana e di Visitatore della Comunità dei SS. Sette Fonda­tori in Roma:

esprimo compiacimento e lode a te, P. Gabriele M. Berardi, per la intensa ed assidua assistenza e direzione spirituale che svolgi a beneficio di tante persone che, da ogni parte e numerose, ricorrono con fiducia al tuo ministero sacerdotale;

ringrazio vivamente il Presidente e i Soci del­l'Associazione fra i volontari della carità "perché collaborano ed esonerano te, P. Gabriele da ogni responsabilità civile e penale nella gestione dei fondi concessi o raccolti per assistenza ai poveri, pur rimanendo sempre sensibili e solleciti nell'esa-minare e accogliere le tue segnalazioni per parti­colari necessità;

ti autorizzo in base all'art. 20 delle nostre Costituzioni a svolgere l'attività di animatore ed assistente religioso dell'Associazione fra i volon­tari della carità. Da questa autorizzazione rimane escluso quanto espresso dai canoni 285 § 4 e 286 del Codice di Diritto Canonico;

ti autorizzo a versare nella contabilità dell'Asso­ciazione fra i volontari della carità le somme in denaro e i generi in natura che a te vengono inviati o consegnati a scopo di assistenza ai poveri;

ti concedo, in conformità al bisogno che senti di raccoglimento ed isolamento per una vita di mag­giore preghiera contemplativa, di poter trascor­rere le notti sul "Monte della preghiera", sito nella zona circostante la cittadina di Tivoli in forza dell'art. 214 f bis delle Costituzioni e del can. 665, § 1 del C.D.C.

ti invio a tenere una contabilità personale nella quale annotare tutto ciò che a te venisse offerto "intuitu personae e non pauperum"; di questa amministrazione ne renderai conto al priore pro­vinciale in occasione della visita canonica;

ti esorto, nello stesso tempo, a continuare a partecipare ai Capitoli conventuali della tua comunità e studiare il modo per poter partecipare alle riunioni provinciali e, in particolare, al Capitolo provinciale elettivo.

Raccomandandomi alle tue preghiere ti saluto fra­ternamente, Roma, 14 aprile 1984.

Carlo M. Rocchi, priore prov.

 

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Convento 7 SS. Fondatori O.S.M.

Via Benevento 25

00161 Roma - tel. 855730

 

Roma 25 marzo 1988

 

Per la gent.ma dott.ssa

Gabriella Pasquali Carlizzi

e l'Associazione fra i

Volontari della Carità

Via Rovigo 16, 00161 Roma

 

Gentilissima Signora e Tutti del Consiglio Direttivo dell'Associazione ecc.,

chiedo scusa, innanzitutto, per un certo ritardo e per una certa improvvisazione nella stesura del mio scritto.

Per il secondo anno consecutivo avete voluto, con pensiero e dono tanto gentile e generoso, onorare il 19 marzo la ricorrenza del mio onomastico, S. Giuseppe. Penso che col Vostro gesto, così ammirato e apprezzato da me e da tutta la Comu­nità, che ne è stata messa subito al corrente e messa a parte della fruizione degli squisiti ciocco­latini (è coinciso, oltre tutto, col ritorno del priore p. Tommaso Cimaroli dall'ospedale!) abbiate voluto onorare più che la mia (non penso di meri­tare tanto) persona, la memoria e la consuetudine del grande P. GABRIELE, che, come Voi certa­mente saprete, suoleva fare altrettanto...

Io Vi sono grato per la stima e l'attenzione che mi avete dimostrato. Io non so se la merito. So, però, che ho sempre seguito con estrema attenzione e interessamento, a livello di affetto e di preghiera interiore più che altro, le vicende che hanno con­dotto alla ripresa della vitalità e attività di quell’”OPERA VOLONTARI DELLA CARITÀ" che, con la scomparsa del P. Gabriele M. Berardi O.S.M., sembrava essersi per essa estinta. La perdita del P. Gabriele sembrava più tragica proprio per questo: si ebbe l'impressione che Egli non avesse lasciato nessun'opera dietro di sé, che ne proseguisse il cammino e ne perpetuasse i frutti di bene. La Vostra rifioritura e fruttificazione, così già consoli­data, copiosa e promettente, ha dimostrato che impressioni come la mia erano sbagliate, e devono indurre anche altri, come già sono stato indotto io, a ritenere che P. GABRIELE è stato effettivamente, anche sotto questo aspetto, un uomo SAGGIO oltreché BUONO: ha saputo prevedere e provve­dere anche per il futuro, per il dopo di sé... P. Gabriele, quindi, continua a vivere e a far del bene, il possibile attraverso di Voi. Dio sia benedetto!... È, ne siete consapevoli son sicuro, che la vostra è una responsabilità e una missione impegnativa. Ma P. GABRIELE È CON VOI: gli aiuti spirituali, morali e temporali, quindi, non Vi mancheranno. "Coraggio, figlioli!", son certo che, P. Gabriele Vi ripeterà ogni mattina. Una cosa mi dispiace: che non tutti i "figli spirituali di P. Gabriele, penso, questa: bisognerà studiare il modo di addivenire ad un accordo: L'UNIONE FA LA FORZA" è il caso di ripetere. La SS. VERGINE ANNUNZIATA inter­ceda.

Termino, rinnovando le espressioni della mia stima e di ringraziamento per Lei e per Tutti i Suoi Collaboratori (a cominciare dal chiar.mo Archi­tetto Suo marito...) vicini e lontani. Nel mio piccolo continuerò a seguirvi con l'affetto e la preghiera. AD MULTOS ANNOS! AD MAIORA! Ave Maria!

Dev. P. Giuseppe Bortone OSM

 

P.S. - Allego alla presente fotocopia della copia in carta carbone (e carta vergatina, purtroppo!) di una mia lettera del 24 marzo 1982 indirizzata a P. Gabriele, e consegnata nelle sue mani, dalla quale l'originale dovrebbe trovarsi, penso, come Vi ho detto altre volte, nell'archivio del P. Gabriele. Qua­lora non si trovasse, potrebbe essere utile questa copia (anche se un po' difettosa per le esposte ragioni). Si tratta di una TESTIMONIANZA che potrebbe, e la giudicherete Voi, essere impor­tante...

Ave Maria

 

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Per P. GABRIELE M. BERARDI

Conv. 7 SS. Fondatori OSM

Piazza Salerno 4

00161 – Roma

 

Roma 24 marzo 1982

 

Carissimo PADRE GABRIELE,

era da diversi anni che progettavo di fare quanto sto facendo adesso. Finalmente ci son riuscito! Innanzitutto, voglio pregarLa di gradire questo modestissimo omaggio: a Lei che nei Primi Venerdì del Mese ha occasione di predicare nella messa dell'Apostolato della Preghiera, questo libro del gesuita PADRE ARU, nel quale sono raccolti i più notevoli pensieri che, nel corso dei secoli, a cominciare dai primi, sono stati espressi sul Cuore di Gesù... Penso d'aver fatto cosa gradita. In secondo luogo, La prego di permettermi di esprimere per iscritto, quanto già altre volte ho manifestato a voce; e cioè, la convinzione che mi si è andata maturando nel corso di questi oltre otto anni di confessioni alla messa delle ore 10, che è quella da Lei celebrata.

Confessando, infatti, i Suoi innumerevoli devoti e visitatori, conoscendo e venendo a conoscere tanti casi di persone che a Lei ricorrono, ho dovuto convincermi che il Signore, tramite lei, opera effet­tivamente tanto del bene, non solo ai corpi, ma particolarmente alle anime; mi risulta, infatti che:

1°, molti, da anni lontani dai Sacramenti e dalla Chiesa, in occasione di una o più visite fatte a Lei, ritornano alla pratica dei Sacramenti e della Chiesa;

2°, molti, i quali abitano nei paesi o nelle campa­gne, o anche in città, ma in parrocchie scomode ecc., rinnovano i sacramenti, perché vengono da Lei;

3°, molti, per merito del Suo speciale ministero, trovano motivo di fede, di fiducia, di coraggio, di conforto, di pazienza, di costanza ecc., nelle tante difficoltà e tribolazioni della vita;

4°, non pochi dichiarano di aver trovato beneficio anche corporale, oltreché psichico, (ho sentito narrare dagli stessi interessati, casi di guarigione, dove medici e medicine erano risultate ineffi­caci...), dopo essere ricorsi al suo ministero...;

5°, nessuno ha trovato motivo per lamentarsi di alcunché di non edificante...

Ed ora termino, raccomandandomi alla Sua pre­ghiera. PACE E BENE!

Dev. P. Giuseppe M. Bortone OSM

 

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Esprimiamo a Padre Giuseppe Bortone dell'O.S.M. i nostri più sentiti ringraziamenti per la stima e la solidarietà a noi espressa nonché per la lodevole testimonianza a favore di Padre Gabriele e per quanto altro ci scrive nella lettera qui pubblicata. E che come lui stesso afferma è davvero “importante”!

 

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La sera del 14 novembre 1987 mi apprestavo ad andare a letto, contenta che l'indomani, in occa­sione della Via Crucis al Monte dell'Orazione avrei potuto raccontare ai fedeli alcune importantissime testimonianze relativa a recenti interventi di Padre Gabriele. Questo pensiero mi riempiva di gioia così come ogni volta che rivelavo la grandezza di questa anima. All'improvviso ed inspiegabilmente caddi a terra, facendomi molto male ad una gamba, peraltro già malandata. Il dolore era vio­lento, passai tutta la notte sveglia, ma la certezza che l'autore dell'incidente fosse stato il demonio per ostacolare ogni testimonianza di fede, fece sì che volli a tutti i costi andare ugualmente al pelle­grinaggio. Al ritorno dal Monte mi recai presso il pronto soccorso del Policlinico Gemelli ove le radiografie evidenziarono un forte trauma alla rotula che richiedeva l'immobilizzazione dell'arto. Ero talmente sicura circa la fonte di tutto ciò che rifiutai il trattamento medico chiamando in aiuto Padre Gabriele.

Lo sentii subito accanto a me e senza esitare scesi dalla barella camminando con disinvoltura come se nulla fosse accaduto.

Il Signore aveva vinto in modo tanto evidente che intuii subito che sarei stata nuovamente attaccata e con più rabbia.

Dopo quindici giorni ricaddi, facendomi male nello stesso punto. Capii che la situazione era grave. Infatti il professore al quale mi rivolsi dia­gnosticò che bisognava operare d'urgenza. Anche questa volta rifiutai l'intervento, accettando solo di essere ingessata, benché l'ortopedico rite­nesse fosse inutile un mese di sacrificio, quando in ogni caso si sarebbe dovuti ricorrere alla chirurgia. Ho trascorso questo periodo serenamente, cer­cando di non tralasciare nessuno degli impegni familiari e della Associazione di Padre Gabriele, anzi scoprivo con soddisfazione che i miei entusia­smi non erano stati condizionati da questo inci­dente.

La sera del 3 gennaio 1988 salutando mio marito e i bambini per la buona notte, dissi scherzosa­mente: "Vado a letto presto, perché questa notte Padre Gabriele mi deve operare". L'indomani mattina, recandomi all'appuntamento per togliere il gesso, dal controllo radiografico risultava una situazione normalizzata come da intervento chirurgico. Tornando a casa, l'arto anzi­ché manifestare le conseguenze dovute alla pro­lungata immobilità, presentava i sintomi chiari ed evidenti simili ad un trauma post-operatorio, quali una accentuata flogosi nella regione della lesione ed un ematoma di recentissima formazione. La guarigione veniva confermata dal fatto che cammi­nai subito bene, sfatando ogni ulteriore perples­sità.

Il giorno dopo, recandomi come al solito, in Asso­ciazione, la persona che per tanti anni ha prestato la sua opera a Padre Gabriele, ancora ignara del­l’esito scientifico della mia malattia, mi venne incontro dicendo: "Signora, ieri mattina alle quat­tro ho sognato il Padre che mi ha detto: Vai in Associazione, e prendi la tovaglia ricamata per l'al­tare; dovete far fare una messa di ringraziamento per la grazia ricevuta". Ascoltando queste parole ho provato una grande commozione, ricono­scendo in esse ancora una volta sul mio cammino la presenza di quella guida spirituale che porta il nome di Padre Gabriele.

 

Era il mese di novembre 1988. Arrivai in Associazione di buonora. Quella mattina dovevo pagare una fattura di dieci milioni per gli approvvigionamenti alimentari che vengono devo­luti in favore dei poveri. Non avevo tutto il denaro in cassa; e perciò sarei dovuta ricorrere al conto corrente. Guardando la foto di Padre Gabriele, posta sulla scrivania ove lavoro, mi rivolgevo taci­tamente a Lui quasi a volergli dire: "Ma insomma, tu che stai lassù e puoi fare più di prima, perché questa mattina mi costringi a fare un assegno? Che ti ci vuole a mandare qualche anima generosa?". Sorridevo, un po' per la confidenza con la quale chiamavo il Suo intervento, un po' per la gioia che scaturiva scoprendo in me tanta fede. Dopo circa mezz'ora, mi fu annunciato che una signora desiderava parlarmi un momento. La rice­vetti.

"Lei è la signora Carlizzi?" - Annuii - "Sono venuta a trovarla perché tanto tempo fa feci una promessa a Padre Gabriele che so di dovere mantenere oggi" e pose nelle mie mani un assegno con un'offerta di dieci milioni! Come sempre Padre Gabriele aveva risposto. La Sua presenza nell'Opera alla quale ha dedicato la vita è continua, inequivocabile, consapevole che ciò che è voluto da Dio non muore, ma cresce nel tempo.

Gabriella Pasquali Carlizzi – Roma

 

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Per una mia visita ginecologica per la quale ero sicura di un esito poco felice, dichiaro in questa testimonianza che invece non fu così: l'esito della visita e della diagnosi è risultato eccellente da tutti i punti di vista.

Ora sono tranquilla, e avendo chiesto l'aiuto di Padre Gabriele, testimonio qui che la sua assi­stenza è stata immediata. Mi associo come per il passato all'Opera del nostro caro Padre Gabriele che tante e tante volte mi ha aiutato.

Jole Gigliozzi – Roma

 

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Cara Presidentessa Gabriella, chiedo scusa se rispondo alla sua lettera con tanto ritardo. Sono stata fuori sede, ma è mio desiderio poter venire di persona presso l'Associazione e testimoniare a viva voce. Non so quando ciò mi sarà possibile in quanto sono stata a Roma quasi un mese, ma poi­ché non avevo ancora ricevuto la vostra lettera non ero a conoscenza di tutto il vostro lavoro ed impegno per promuovere la causa di beatifica­zione di Padre Gabriele.

Ho conosciuto Padre Gabriele quando avevo 23 anni. La prima volta mi sono recata da Lui per chiedere preghiere per una mia consorella malata di tumore: suor Giacornina Catalfo che è morta nel 1969. Padre Gabriele mi ha benedetto un indu­mento personale della mia consorella e mi ha pro­messo che avrebbe pregato tanto. Per lo stesso motivo vi sono ritornata dopo tre mesi. Questa volta Padre Gabriele si è trasformato in viso; ho avuto la netta sensazione che fosse a contatto diretto con il Signore e poi mi ha detto: "Ancora questa tua consorella non vuole abbandonarsi alla volontà di Dio". Da queste parole ho compreso che la mia consorella non sarebbe guarita così come si è avverato.

Nella mia vita personale Padre Gabriele è interve­nuto in maniera forte pochi giorni prima di lasciare questa terra.

Avevo trentasei anni (adesso ne ho 41) stavo malis­simo al livello fisico, psichico e morale, ero ridotta "una larva", la mia sofferenza era sconfinata e nes­suna parola era capace di consolarmi e di darmi un po' di pace. Non so dire di preciso cosa avessi; so però che è stato un periodo molto triste della mia vita e le lacrime erano il mio pane giorno e notte.

Mi trovavo nella comunità di Cosenza e poiché non riuscivo a trovare una risposta alla mia sofferenza decisi di partire per Roma: pronta a tutto, anche a lasciare la vita religiosa, pur di trovare un po' di pace.

A Roma mi incontrai con un medico che pensava di aiutarmi facendomi fare nuove esperienze. In preda alla disperazione mi ricordai di Padre Gabriele. Mi ricevette nel suo studio di via Rovigo e mi trattò con una paternità ed un amore simili a quello di Dio. Mi disse: "La tua è una forma di nevrosi. Il Signore ti ha messo sulla graticola, avrai tanto da soffrire", però mi consigliò di restare nella vita religiosa dicendomi (e questo me lo avrebbe pure scritto) che come è vero che Iddio esiste così è vera la mia vocazione. Me ne tornai a casa con tanta serenità, ma la notte è stata una notte d'inferno, potrebbero parlare i miei diari. L'indomani mattina, poiché dovevo tor­nare a Cosenza, decisi di andare a salutare Padre Gabriele, però dicevo tra me: "Se costui è vera­mente santo deve dirmi cosa mi è successo durante la notte". Arrivato il mio turno tutta la bontà di Padre Gabriele della sera avanti, si era trasformata in collera, mi disse bruscamente: "Smettila, perché altrimenti il Signore ti butta veramente fuori dalla sua casa". Sono ritornata a casa e sono stata tutta la mattina davanti all'Euca­restia; l'indomani sono partita per Cosenza, ma mi sentivo come se qualcuno mi avesse passato la spu­gna al cervello, infatti erano scomparsi tutti quei pensieri che mi tormentavano giorno e notte senza darmi pace.

Arrivata a Cosenza posai la valigia e cominciai a lavorare dicendo a me stessa: "Io non esisto; esiste Dio e il Suo Regno per cui devo lavorare". Dopo tre giorni ho saputo che Padre Gabriele era passato al Padre.

Ho sempre pensato che forse la sua morte è servita a ridarmi la vita. Non lo so; so che io a poco a poco cominciai a stare bene e a ritrovare la gioia di vivere e di essere tutta e sempre di Gesù. Lo scorso anno il 10 agosto ho subito un intervento chirur­gico; Padre Gabriele lo sentivo vicinissimo e pen­savo alle Sue parole: "Dio ti ha messo sulla grati­cola!". Grazie a Dio adesso sto meglio e con la grazia di Dio e l'intercessione di Padre Gabriele spero proprio di essere "una lode alla Trinità". Mi raccomando tanto alle sue preghiere e a quelle di tutti i volontari della Carità. Con l'augurio di poter vedere presto sugli altari Padre Gabriele la saluto caramente.

Suor Maria Romana

 

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Per motivi indipendenti dalla mia volontà sono rimasto senza lavoro per otto lunghi anni, pur avendo fatto molti tentativi in varie direzioni. Su consiglio di amici nell'82 mi rivolsi a Padre Gabriele – al quale non chiesi nulla – ed appena il giorno dopo mi fu fatta una vantaggiosa offerta di lavoro in una attività che svolgo tutt'ora.

Vittorio Ascalone – Roma

 

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Sono una mamma di S. Bonifacio di Verona; cono­sco la vostra Associazione dal 1980 per mezzo di una mia amica. Ho scritto a Padre Gabriele per dirgli il caso grave di mia figlia e ora vorrei dirvi quanto di bene Padre Gabriele ha fatto con le sue parole, le sue preghiere allorché mi scriveva invo­cando la benedizione della Madonna cui mi aveva affidato assieme a mia figlia. Mi diceva: "Coraggio figlia, ti aiuterò" e infatti mi ha aiutata e mia figlia è guarita.

Ora guardo Padre Gabriele perché dal Ciclo mi dica ancora: Figlia ti aiuterò!

Elisa Mattiolo – S. Bonifacio (Verona)

 

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Abbiamo conosciuto il carissimo Padre Gabriele tramite una suora di via Pio VIII. Ci siamo andati spesso e altre volte gli ho telefonato. Ci ha sempre aiutato e benedetto ed ha profetizzato a mio marito che non ci avrebbe più visto se avesse tenuto fede alla parola di fare un party-droga in casa cacciando me e mio figlio per 2 giorni. Così è stato. Quando sono con l'acqua alla gola o mi sento male, lo guardo ed ho la forza di continuare ad assistere i miei anziani genitori.

Un giorno ero bloccata dai dolori, l'ho guardato (ho la sua foto accanto al letto) e l'ho pregato di farmi alzare. Immediatamente mi è passato tutto e sono potuta andare dai miei vecchietti. È il nostro amico fidato. Gli raccomando mio figlio che ha avuto il piacere di servirgli la Santa Messa qualche volta la domenica. Grazie per tutto quello che fate.

M.A. – Roma

 

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All’incirca nel 1973, nel mese di novembre, poiché già da 10 anni stavo male e deperivo continua­mente tanto da essere consigliata dalla Superiora di non farmi vedere dalle ragazze dell'Istituto per non spaventarle, inspiegabilmente ai miei parenti giunse voce che io ero morta, mentre ero viva (seppur deperita); all'arrivo dei parenti e saputo da loro della curiosa telefonata che annunciava loro la mia morte, andai presso la Chiesa dei Sette Santi Fondatori, ma senza ancora sapere nulla di Padre Gabriele.

Mentre ero in attesa di confessarmi, vedendo una fila di persone in attesa di entrare in sacrestia seppi di Padre Gabriele.

Andai anch'io dal Padre. Gli dissi: "I medici dicono che ho l'appendicite e mi debbo operare". Il Padre rispose: "Figlia, tira avanti finché il Signore vuole, tu sì hai l'appendice, ma non c'entra nulla, hai invece un brutto male al fegato e anche altri mali, ma non ti fare ricoverare". La Superiora saputo questo disse: "Che c'entra Padre Gabriele! Dobbiamo obbedire al dottore". Dopo alcuni giorni a seguito delle analisi fatte si seppe che avevo un brutto male al fegato come pure la cirrosi epa­tica.

E grazie alle preghiere di Padre Gabriele che que­sta volta mi disse di ubbidire, una volta operata al fegato mi ristabilii completamente e con stupore del professore che non s'aspettava che io vivessi e delle suore che stavano con me all'ospedale e che sicure della mia morte mi visitavano per incorag­giarmi.

Suor M. Carmine Murale – Roma

 

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Ho letto nel vostro periodico che si possono inviare testimonianze di grazie ricevute per intercessione di Padre Gabriele e così mi sono decisa a scrivere. Circa 6 anni fa ho ricevuto una grazia da Gesù e dalla Vergine Addolorata per mezzo di Padre Gabriele, cui ho telefonato più volte e che mi ha risposto che mi avrebbe aiutato. Mio figlio Michele, essendo io e mio marito abbastanza anziani e sofferenti e non potendo badare al negozio che è la nostra fonte di sostentamento, ha dovuto rinviare sempre per necessità il servizio militare di leva e alla fine, proprio quando l'indo­mani doveva definitivamente partire, ha ricevuto la comunicazione dell'esonero. Sono rimasta tanto riconoscente e devota a Padre Gabriele. Pace e bene.

Maria Petrantoni – Caltanissetta

 

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Quando conobbi Padre Gabriele nell'anno 1974, fu per me una grande rivelazione, come parlare con una grande Entità del Cielo; a parte sempre la grande fila di gente che aspettava il suo turno per essere ricevuti, e poi poche parole dette e raccolte nel suo colloquio, subito si usciva di lì rasserenati dopo le parole rassicuranti di Padre Gabriele, che con la sua persona dava un carisma di fede a tutti, un conforto santo e sicuro per tutti! Sapeva già, guardandoci, ciò che chiedevamo, rispondendo a tutti con voce ferma, a volte imperiosa e dolce, confortandoci nei nostri problemi familiari e di salute per noi e per i nostri cari. Una volta dovevo operarmi al collo per una cisti, passai prima da Lui perché ero certa che mi avrebbe consigliato bene, e così fu, poiché mi disse di non farmi toccare; si sarebbe risolto tutto da sé: dopo pochi giorni si aprì la cisti, senza sangue, solo una sostanza gialla­stra e tutto si seccò senza lasciare traccia. Una volta mi facevano male gli occhi, l'oculista mi disse che poteva essere una retinite e che dovevo fare degli esami oculistici, ma Padre Gabriele mi segnò con il pollice delle sue mani sui miei occhi chiusi e mi disse: "Non avrai più questi problemi" e fu una grande grazia per me, perché lavoravo molto in famiglia, portavo i bambini a scuola, facevo la spesa, pulivo la casa e tutto il resto per tutto il giorno, poiché mia figlia lavorava in ufficio ed io dovevo aiutarla.

Portavo a Lui indumenti di persone ammalate da benedire, poi spedivo questi oggetti intimi, calze se erano gambe, oppure maglie per un ragazzo pesca­tore a Pesaro che era ammalato ai polmoni. Padre Gabriele mi assicurò che sarebbe guarito a patto che avesse cambiato mestiere, infatti poi fece il cameriere in una pensione.

Una mia figlia separata dal marito con due figli piccoli, mi dette tanti dispiaceri per tanti motivi che io non approvavo: litigava con il marito, non gli faceva vedere più i bambini, ma piano piano Padre Gabriele riportò le cose nel migliore dei modi. Quanti problemi finanziari di soldi, crolli di tutte le specie, perché purtroppo nella vita bisogna fare il passo secondo la gamba e non con debiti, né acquistare negozi più grandi delle loro possibilità; ma i miei non volevano ascoltarmi, davo consigli, aiutavo, parlavo sempre con Padre Gabriele, ma erano restii ad ogni mia parola buona; ma pur dopo queste brutte esperienze Padre Gabriele ci ha sempre aiutati nel lavoro e nella casa dove viviamo qui a Sabaudia.

Anche ora prego Padre Gabriele per tutti i casi gravi che sento, specie i giovani e sono felice quando ottengo un buon esito per loro di salute e di lavoro.

Quante volte mi trovavo da lui e vedevo delle per­sone molto note nel mondo del cinema o della politica che andavano per essere consigliati, aiu­tati e confortati. Quanti parenti di persone carce­rate che riceveva e incoraggiava annunciando che queste sarebbero tornate presto in famiglia. Quanti ragazzi drogati andavano da lui per essere aiutati per non drogarsi più; tutti aiutava con la parola buona e con i mezzi che ognuno se poteva portava a Lui; poi quando verso sera usciva dalla porticina laterale per andare con la macchina al monte del­l'Orazione, a pregare per noi tutti, tutta la notte, per ottenere a noi quelle grazie che il suo cuore di Padre amoroso ci donava. Ragazzi di tutte le razze, donne con i bambini, venivano aiutati tutti i giorni fuori della Chiesa dalla porticina laterale e Lui donava a tutti quello che aveva racimolato nella giornata nella piccola sacrestia, non una vacanza, neanche la domenica, ma sempre lì in quel buco di sacrestia a ricevere tutti i nostri dolori, i nostri affanni che portavamo a Lui certi del suo grande aiuto. Ci dava tutto sé stesso, era conosciuto da tutti, era il "Padre Pio" di Roma. Era sempre disponibile per tutti, chi era posseduto dal demone del male dopo poche sedute sconfig­geva il maledetto!

Non faceva in tempo a preparare l'acqua benedetta in un grande recipiente che tutti venivano a pren­derne per farla bere agli ammalati, ai figli ribelli e a benedire la casa. Quando era tempo di esami per le scuole, tutte le mamme venivano a raccomandare i loro figli e tutti ricevevano la loro parte di grazie. Tutte le persone che telefonavano a Lui per avere grazie, anche da fuori Roma, ricevevano una risposta sicura e decisa, come se già le avesse conosciute!

La sua vita è stata solo un grande sacrificio, a favore di tutte le persone che si sono rivolte a Lui, senza distinzione, senza interessi personali, solo Amore per tutti, in nome di Gesù e Maria, maggior­mente per i peccatori e i carcerati per aiutarli a redimersi e riportarli sulla retta via dove Iddio li aspettava come pecorelle smarrite. Iddio glorifichi questo Santo Uomo che ci ha lasciato, ma non per sempre!

Teresa Di Lazzaro - Sabaudia (Latina)

 

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Cara signora Carlizzi, rientrando a Roma ho tro­vato la sua lettera e vengo a rispondere. Padre Gabriele mi ha fatto la "grazia" per il lavoro di mio figlio.

Egli lavorava presso una ditta dove però non si trovava bene ed era anche poco sicuro. Allora mi sono rivolta a Padre Gabriele pregandolo di sistemare la posizione di mio figlio in ditta, oppure di fargli trovare un altro lavoro. Egli mi ha esaudita ed in poco tempo la posizione di mio figlio nella ditta è migliorata: ha avuto un aumento di stipendio ed una qualifica più alta. Ora tutto va bene e mio figlio è contento.

Auguro ogni bene alla vostra Opera e che presto Padre Gabriele possa essere glorificato.

Lucia Fagiolo – Roma

 

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Nell'ultimo numero de "La Via della Carità" ho letto con molto interesse le numerose testimo­nianze e mi sono ripromessa di far conoscere quanto aiuto ha dato a me il caro Padre Gabriele. Già in una mia precedente lettera, indirizzata a Lei, manifestavo il mio affetto, gratitudine e ricordo al caro Padre, sentito maggiormente nella lettura del meraviglioso libro scritto da Lei con vero amore di figlia.

Grazie della sua gradita risposta che mi ha chiarito i numerosi miei dubbi e le paure. Mi sono trovata circa dieci anni fa in un grave momento di disaccordo createsi fra i miei due figli e le rispettive nuore. Per me mamma è impossibile assistere senza trovare modo di sanare questo disaccordo assai grave. Ho telefonato a Padre Gabriele spiegandogli cosa succedeva; dopo parole di conforto mi assicurò che in poco tempo tutto si sarebbe risanato, ciò che avvenne la dome­nica delle Palme (eravamo vicini a Pasqua).

Come questa altre volte ho ricevuto aiuto a risolvere pro­blemi che a me sembravano insolubili.

Anche adesso (forse troppo spesso, e di questo ogni volta gli chiedo scusa) lo disturbo per avere il suo aiuto e subito è pronta la risposta. Le Sue preghiere rag­giungono subito Gesù che a Lui mai dice di no...

Margherita Baroni – Torino

 

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Gentilissima signora Gabriella, le scrivo perché da tanti anni conoscevo Padre Gabriele e da Lui ho ricevuto moltissime grazie ed ancora oggi lo sento vicino nelle vicissitudini della mia vita pronto sem­pre a darmi serenità e sicurezza. Circa sette anni fa una mia nipotina di tre anni si è ammalata grave­mente e, grazie al suo intervento è guarita. Dopo qualche anno anche mio fratello in fin di vita si è salvato grazie al suo aiuto.

Qualche anno fa, dopo avere avuto la prima bam­bina, ne desideravo un'altra, ma, senza un motivo plausibile, non rimanevo incinta. Ho parlato al telefono con il Padre il quale mi ha rassicurato; dopo qualche mese ero in attesa di un'altra bam­bina. Quando è nata, dopo la morte del Padre, ho avuto durante il parto la sua assistenza essendo­melo sognato la notte prima che mi rassicurava mettendomi la sua mano sulla testa. Tutto è andato benissimo e l'ho chiamata Gabriella.

Mi auguro che l'Opera di Padre Gabriele continui sempre, mentre cerco, per quanto mi è possibile, di farlo conoscere alle persone che credo abbiano bisogno di Lui. Spero tanto che venga beatificato.

Silvia Vetrano – Sciacca (Agrigento)

 

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Ho 44 anni, ho avuto la fortuna di conoscere Padre Gabriele e frequentarlo per 9 anni, cosa che pur­troppo ormai non avviene più. Ho conosciuto il Padre grazie ad una signora che era al corrente del mio esaurimento.

Nel Padre ho trovato sempre fiducia per ogni cosa, Lui era sempre lì pronto ad aiutarti, a darti con­forto. Lui mi ha aiutata a superare momenti molto brutti della mia vita, il mio esaurimento, problemi di mia figlia, le continue cadute e rotture del braccio di mio figlio, ma tutto questo è terminato. Non è più successo da quanto mi disse: "Coraggio figlia ti aiuterò...", sì proprio queste parole, quelle parole che danno il titolo al libro. Lasciando da parte tutti gli altri problemi, mi voglio soffermare a parlare del mio esaurimento. Sapevo di averlo molto brutto, infatti quando lo ebbi la prima volta avevo i bambini molto piccoli; il maschio di circa tre anni e la femmina di pochi mesi.

Rischiavo brutto, il mio medico aveva paura che io non sarei più uscita da quel "tunnel". Fortunata­mente riuscii a superarlo, ancora non conoscevo Padre Gabriele.

Caddi nell'esaurimento una seconda volta, la paura era tanta, ma con l'aiuto di un neurologo e del Padre lo superai. Il neurologo mi disse che doveva fare dei controlli periodici, ma il Padre disse che non era il caso e così feci. L'anno scorso, ebbi gli stessi sintomi del primo esaurimento, quello più brutto; vertigini, tempera­tura bassa, brividi…

La paura fu forte. Presi appuntamento con il neu­rologo, andandovi con mia figlia che ora ha 19 anni. Entrai in una stanza dove la luce era soffusa, il dottore mi fece parlare, mi visitò e, con estrema calma, mi disse che mi trovava molto bene e che avrei addirittura dovuto smettere di prendere buona parte dei tarmaci.

Pochi giorni prima di morire il Padre mi disse che avrei ricevuto una "grazia", quella che tanto cer­cavo; così è successo. Sono guarita!

Il Padre va ricordato come un Santo sceso sulla terra per fare del bene.

Rosina Brietti – Roma

 

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Non stavo bene a causa delle emorragie e del dolore al seno. Un professore mi aveva detto che la solu­zione stava nell'operazione.

Il giorno 28.4.77 andai a trovare una mia nipote gravemente amma­lata alla clinica "Mary House" vicino la chiesa di piazza Salerno. Qui trovai mia nipote migliorata (era uscita dal coma) e mia sorella mi disse di essere stata aiutata nella sua disperazione da Padre Gabriele. Da quanto si era rivolta a lui ed egli aveva stretto tra le sue mani un fazzoletto che era stato poi poggiato sul capo dell'ammalata, il migliora­mento era iniziato (mia nipote vive, si è sposata, fa delle cure, ma conduce una vita normale).

Consigliata da mia sorella, mi recai all'ora del rosa­rio in chiesa e mi misi ad attendere dove egli rice­veva. Quando arrivò il mio turno entrai in una stanza separata dalla chiesa da una tenda. Vi era un inginocchiatoio con la grata per le confessioni, una sedia e un uomo anziano vestito di scuro, che disse di accomodarmi ed attendere perché P. Gabriele si era assentato. Rimasta sola mi inginoc­chiai al confessionale; lessi ciò che era scritto sulla grata. Invitava a fare un buon esame di coscienza e mentre facevo ciò con profondo raccoglimento ho sentito come una presenza al mio fianco e girando la testa ho visto il Padre. Vedendolo feci l'atto di alzarmi, ma lui mi fece cenno di continuare ciò che stavo facendo; contemporaneamente ho visto formarsi intorno al suo capo un'aureola luminosa, bellissima e poi non vidi più lui, ma una gran luce dai colori meravigliosi e cerchi che man mano si ingrandivano avvicinandosi e ho sentito solle­varmi da terra, leggera, felice. Una felicità non ter­rena e un gran desiderio di rimanere così. Ma i cerchi di luce hanno fatto un cammino inverso, affievolendosi ed io ho sentito un gran dolore anche questo mai provato.

Ritornando in me, stavo all'inginocchiatoio accasciata e piangente; Padre Gabriele mi ha aiutata ad alzarmi, facen­domi sedere perché barcollavo. Egli mi chiese cosa avevo. Non so perché risposi "che sì avevo un gran male, delle preoccupazioni, ma stando lì mi era passato tutto, stavo bene". Lui mi impose le mani sulla testa e poi con le mani, trasformandosi in viso (si scorgeva fatica in esso), mi ha toccato là dove partiva il mio male. Rimasi sbalordita di ciò. Lui aveva capito senza che io parlassi.

Alzandomi per andar via, non essendo sta­bile sulle gambe, egli chiese: "Cosa c'è figliola?"; io risposi: "II Signore mi illumini, mi guidi". Egli benedicendomi con il segno di croce sulla fronte mi disse: "Coraggio, vedrai che tutto andrà bene".

Non ebbi bisogno di operazione e sono stata bene fisicamente, ma soprattutto moralmente, nello spi­rito.

Elena Errera – Anzio (Roma)

 

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Per testimoniare l'assistenza spirituale che ebbi da Padre Gabriele Berardi, vi espongo i miei casi.

Mio fratello, dal marzo al giugno del 1986, dovette subire due operazioni abbastanza gravi, a distanza di brevissimo tempo. Io era molto preoccupata, anche perché il mio congiunto era piuttosto anziano ed aveva subito anche due infarti qualche anno addietro. Dietro consiglio di una cara signora, mi rivolsi a Padre Gabriele, perché lo aiu­tasse in questi interventi. Lo pregai, ed anche se indegnamente venni esaudita: mio fratello guarì senza nessuna complicazione, ed ora gode di buona salute.

Continuai a chiedergli aiuto e a pregarlo anche per me, perché mi dovevano operare ad un'arteria femorale, ma per grazia di Dio migliorai senza bisogno di intervento.

Continuo tuttora a chiedere il suo aiuto e la sua protezione per le mie necessità, e sento che Lui non mi abbandona.

Laura Baraldi – Modena

 

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Vi invio queste poche righe con la speranza che vengano lette.

Durante un lungo periodo di sei anni di malattia, Padre Gabriele mi ha dato la forza di andare avanti nei momenti di sofferenza e di sconforto, specie quando ormai i medici mi dicevano che non c'era niente da fare. Ora cammino, e riesco a fare anche le mie piccole cose.

M. Giovannina Corda - San Vito (Cagliari)

 

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Nell'agosto 1984 e poi il 18 novembre 1984, pochi giorni prima della morte di Padre Gabriele, portai a Roma dal Padre un bimbo di nome Mauro. Il bimbo non parlava. La madre, A.D., allora doveva separarsi dal marito. Padre Gabriele si oppose a tale volontà e predisse che il bambino avrebbe par­lato.

Ora il piccolo Mauro parla, e la mamma vive in santa pace con il marito. Tutto avvenne in breve tempo, dopo che il Padre lo benedisse e accarezzò con amore.

Maria Alezza – Vitulazio (Caserta)

 

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Un giorno, lamentandomi con Padre Gabriele, gli avevo scritto se voleva pregare per me il buon Gesù, affinché potessi prendere regolarmente ogni mese il mio stipendio lavorativo anziché ogni tre mesi, come spesso accadeva da tempo nell'Istituto dove prestavo il mio servizio. Questo appello venne allora recepito dal Cielo, in men che non si dica! Infatti, dal mese successivo tutto si mise a posto, miracolosamente! Mai più avvenne, da quel giorno in poi, un solo ritardo di stipendio.

Grazie al Cielo e all'efficace preghiera di interces­sione del nostro amatissimo Padre Gabriele.

Luca Marchese – Palermo

 

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È giusto e doveroso ringraziare di cuore Padre Gabriele che mi è stato di grande conforto e che ha ottenuto la mia guarigione dal Signore. Alcuni mesi fa ho subìto una operazione chirurgica abbastanza rilevante. La febbre (a parte un forte dimagrimento e disturbi preoccupanti) non accen­nava a sparire nemmeno dopo 75 giorni dall'inter­vento.

Non se ne conosceva la causa. La signora Nella Poluzzi Cazzola mi raccontò come era stata – a suo tempo – graziata tramite le preghiere di Padre Gabriele e gentilmente mi con­segnò il periodico "La Via della Carità". Mi sentii subito meno depressa. Pregai con gran fede Padre Gabriele.

All'indomani, sollecitata da qualcosa che non so definire, mi recai da un medico che non cono­scevo.

Trascorsi appena tre giorni, la temperatura sparì e cominciai a riprendermi.

È giusto e doveroso incoraggiare chi ha bisogno di aiuto a pregare con fede Padre Gabriele.

Augusta Roncaglia – Modena

 

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Hanno inviato offerte all’Associazione fra i Volontari della Carità “Per grazia ricevuta” le seguenti persone:

 

Leoni Teresa da Arconate (Milano)

Teresa Di Lazzaro da Sabaudia (Latina)

Antonella Abramo da Catanzaro

Rosaria Lovecchio da Carini (Palermo)

Luca Marchese da Palermo

Agnese Aversa da Catanzaro

Francesco Burgio di Palermo

Carmelina Cali di Napoli

Rosario Bucciardo di Aprilia (Roma)

Sandra Podda di Villamar (Cagliari)

Giulia Settecasi di Aprilia (Roma)

Giuseppa Solarino di Sciacca (Agrigento)

Maria Lisi di Roma

Rosa Severino di Carini (Palermo)

Lisa Marcia di Cagliari

M. Antonietta di Prazza di Sciacca (Agrigento)

Marisa Romano di Roma

Rosalia Occhipinti di Palermo

Emiliana Prandi di Bellinzago (Novara)

 

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Pubblichiamo di seguito una testimonianza di particolare valore, che molti anni fa ci affidò una devota di Padre Gabriele e che è anche testimonianza della comunione di anime di Padre Gabriele con Padre Pio e Madre Speranza.

Conobbi Padre Gabriele nell'anno 1965.
Era morta mia madre, la quale meravigliava molto coloro che l'assistevano perché parlava con i suoi amici e parenti morti, come se tutti stessero lì intorno a lei, per incoraggiarla.
Naturalmente la sentii anch'io. Diceva: "Tutti vi riconosco, parenti ed amici", e li nominava. Erano persone conosciute nella sua gio­vinezza, mentre all'epoca lei aveva più di ottant'anni. Ad un certo punto chiese: "Fra quanto sarò con voi?". Risposero (evidentemente): "Fra due mesi".
Al che lei ripetendo disapprovò: "Fra due mesi? Avrò voglia ad aspettare!". Io allora pensai che non sarebbe morta in quei giorni e mi tranquillizzai.
Invece, morì poco dopo.
Raccontai tutto ad una mia amica, che essendo tornata da S. Giovanni Rotondo, aveva saputo là che a Roma c'era un sacerdote che quando cele­brava, spesso era a conoscenza dello stato delle anime che gli si presentavano.
Fu così che mi recai a Roma nella chiesa dei Sette Santi Fondatori, e conobbi Padre Gabriele. Gli consegnai del denaro per i poveri e per la celebrazione di una messa in suffragio della mamma e lui mi disse che se il Signore lo avesse permesso mi avrebbe fatto sapere il suo stato nell'aldilà.
Quando qualche settimana dopo ritornai da lui, si pronunciò con queste parole: "Guarda che la mamma tua, ha avuto un Purgatorio ‘terribile’, durato – per farti capire – ‘due mesi’, ma ora è nella pace e nel riposo e puoi stare tranquilla. Se farai dire altre messe potranno essere sempre utilizzate dal Signore per chi ha più bisogno. Potrà essere un ricordo, ma non occorrono più".
Dico la verità che gli credetti relativamente e sem­pre andavo dicendo tra me: Chissà se è proprio vero. Ha tanto sofferto in questo mondo, vedova di guerra dal 1918, madre della medaglia d'oro Luigi Rendina, morto nella seconda guerra mondiale, unico figlio bello e buono come pochi, e la fede spesso aveva vacillato. Diceva infatti: "Come può essere che Dio, che è tanto buono, permetta la guerra e che strazi così un povero cuore di donna a cui toglie il meglio?".
Fu così che ne parlai alla stessa amica, lolanda D'Armi, che si recava assai spesso anche a Colle Valenza da Madre Speranza accompagnando i pellegrini dell'Aquila.
lolanda mi promise che ne avrebbe parlato alla Madre.
Questa sua andata si verificò e fu ricevuta dalla Madre alle tre del pomeriggio.
Io quel giorno dopo pranzo, andai a riposare ed erano proprio le tre. A un tratto sentii un gran calore alla schiena e vidi in una gran luce: come in un convito – perché erano tutti i miei cari morti intorno ad un tavolo ovale – la mamma mia, sorridente e felice, con accanto il figlio, mio fratello, e poi vidi i nonni, il mio papà, mio zio, e ne restai stupita. Erano tutti vivi, riuniti e felici. Mio fratello mi venne incontro ed io gli feci notare che non capivo che la mamma era morta.
E lui allora: "No, no, no, no" ed andò da lei, circondandole il collo con il braccio.
Mentre mi chiedevo che cosa dunque era vero, quella visione o il fatto che erano tutti morti, ho esclamato: "Ho capito, ora sono io che devo venire da voi!".
Allora la mamma ha parlato e ha detto: "Sì, sei tu che devi venire da noi, ma non devi avere nessuna paura, farai come ho fatto io" e a questo punto la visione è finita ed io ho avvertito ancora quel calore alle spalle tanto la luce veniva fortissima dietro di me. Ho guardato l'orologio, erano le tre e un quarto. Nel tardo pomeriggio, circa verso le nove, andai a trovare la zia della mia amica, che era molto anziana, ed io le facevo così un po' di compa­gnia.
Mentre le stavo narrando la strana visione, tor­nava da Colle Valenza la nipote lolanda, volevo narrarlo anche a lei, ma mi disse subito: "Adesso non pensare alle visioni, pensa solo a quello che dirò io. Ti ricordi che ti promisi che andando dalla Madre, le avrei solo parlato della mamma tua?
Ebbene, le ho detto così: “Madre, quella mia amica, che lei conosce, non fa che preoccuparsi per la mamma sua che ha tanto sofferto in vita, e forse, sta soffrendo nel Purgatorio; Lei che parla con Gesù, lo potrebbe sapere come sta?". E la Madre allora: "Figlia mia, come interpretate male l'infinita misericordia di Dio! Quanto mi dispiace questo! Che vi debbo dire, figlia, che il Signore gliela faccia vedere la mamma!".
Queste testuali parole furono quelle dette dalla Madre e che restarono indelebili per me che vera­mente alle tre, tre e un quarto, l'avevo vista per davvero, serena, riunita a tutti i suoi cari.
Dato il grande "miracolo" accaduto, ne ho dato conoscenza a Padre Gino, superiore della Madre.
Potete immaginare, dopo questo fatto, quanti innu­merevoli viaggi io abbia realizzato per far celebrare delle messe ai tanti morti che intuivo avrebbero potuto giovarsene. A queste testimonianze ne segui­ranno altre, se ritenete che possano servire a meglio lumeggiare la splendida figura di Padre Gabriele.
Aggiungo che P. Gino nel ricevere lo scritto così mi rispose:
"Gentilissima Signora, ho letto attentamente, gra­zie! La sua lettera andrà in archivio, ma resterà nella mia memoria. Grazie! Ora seguitiamo a cre­dere e sperare nella infinita misericordia del buon Gesù. Pregherò anche per le sue sante aspirazioni e la Madre pregherà! Il Signore la benedica.
Preghi per noi. Ossequi. Padre Gino Capponi".
Questa testimonianza è relativa al mio primo con­tatto con Padre Gabriele, in verità poi ne sono seguiti altri, innumerevoli, tutti indimenticabili.
Molti fatti mi furono raccontati anche da lui stesso, e per far conoscere i doni eccezionali che il Signore gli aveva concesso, dirò subito che preve­deva in modo straordinario gli eventi futuri che si realizzavano in pieno.
Le SS. Messe in suffragio delle diverse persone dimostravano chiaramente che solo Dio poteva mostrargli lo stato delle Anime per cui celebrava, dichiarando cose che nessuno sapeva. Come pure, devo far notare che se gli si chiedevano ripetute SS. Messe per delle anime già nella gloria, lui non le vedeva mai, e poiché egli stesso se ne meravigliava, poi domandava: "Ma come era que­sta signora?".
"Un angelo in terra" gli rispondevo io.
E allora lui: "Si sa che non la vedo; io vedo solo chi ha bisogno!".

Maria Luisa Ciolina Rendina – (L’Aquila)

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