Testimonianze - Parte sesta

 

Una signora di Caserta, Italia Corsi, ci ha inviato così come tanti, copia delle brevi lettere che le scriveva Padre Gabriele in risposta alle sue diverse richieste di consiglio e di aiuto.

Queste fotocopie le ha però accompagnate con il ricordo di quanto lei aveva scritto al Padre e quindi ne arricchiscono le espressioni, già così pertinenti, rendendole ancora più significative.

Leggiamole.

 

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Una signora mi pregò di raccomandare la figlia a Padre Gabriele perché questa si era lasciata con il fidanzato. Padre Gabriele, come si evince dalla risposta, vide che la ragazza cambiava fidanzati senza approdare a nulla. Ma costei poi ha saputo aspettare ed ora ha sposato un bravo giovane.

Figlia, per quanto riguarda te, va avanti così, sempre serena, piene di fede, di fiducia e di preghiere.

Per quanto riguarda la signora dirai che la figlia non si metta a fare esperienze con i diversi fidanzati che non sono adatti a lei, che aspetti serenamente e preghi.

Prego anche io per voi”.

 

Avevo scritto al Padre raccontandogli dei problemi che incontravo nel lavoro. Ma con le sue preghiere tutto poi si risolse bene.

Figlia, ho sempre presenti, nelle preghiere, i tuoi problemi, e prego perché tutto si risolva per il tuo bene.

La Madonna ti benedica. Per ora non posso scrivere più a lungo, tante sono le lettere e poco il tempo”.

 

Avevo scritto a Padre Gabriele della possibilità di partecipare ad un concorso. Le sue decise esortazioni “Hai delle buone probabilità”, mi incoraggiarono a studiare, tanto che poi sono riuscita vincitrice.

Figlia, partecipa senza esitare al concorso, hai delle buone probabilità. Puoi prepararti anche per conto tuo, ma applicati seriamente.

Se vorrai farti appoggiare, puoi contare sui due. Prego per te e ti benedico.

La Madonna ti protegga”.

 

Anni addietro un giovane di un’altra regione voleva che io lasciassi l’impiego e mi mettessi in pensione per andare a vivere al suo paese una volta sposati. Padre Gabriele mi consigliò in maniera davvero ispirata; infatti avrei passato dei guai e mi sarei trovata male.

Figlia, prendo a cuore il tuo problema e ti prometto di presentarlo al Signore nella preghiera per ottenere che si faccia quel che è meglio per te e per lui: sarebbe bene che ci fosse anche il benestare della madre. In ogni modo non lasciare il lavoro e non parlare di pensione, te ne pentiresti poi amaramente.

Del resto, se questa è la tua strada, il Signore provvederà a tutto.

La Madonna interceda per te e ti benedica”.

 

Mia madre, essendo io figlia unica, voleva che mi trasferissi nel Molise dove sono tutti i miei parenti e mi impiegassi laggiù. Avevo infatti avuto la chiamata presso due uffici del capoluogo molisano. Ma ascoltai il Padre e non vi andai.

Mi trovo infatti bene dove sono e là mi sarei trovata male.

Figlia, lavora serenamente e rimani dove ti trovi. Non brigare per andare dove non sei o per fare quello che non fai ora.

Prego il Signore per la tua salute e per la tua serenità. Grazie per l’offerta.

Ti benedico di cuore”.

 

Mio padre è morto l’8 luglio 1982. Le preghiere di Padre Gabriele da me per lui tanto sollecitate lo hanno molto aiutato in vita, poiché il cortisone gli faceva molto male.

Prima della morte mio padre ha ricevuto una grazia spirituale davvero grande, infatti si è riconciliato con Dio, morendo nella sua grazia e ricevendo i sacramenti.

Cara figlia, mi dispiace di sentire che tuo padre sta molto male. Prego per lui e chiedo al Signore di sollevarlo dalle sue sofferenze.

Sarei del parere di non esagerare nel fargli il cortisone.

La Madonna interceda per lui e per voi e vi benedica”.

 

Padre Gabriele ha pregato molto per la salute spirituale e fisica di mio padre, tanto che dopo essere stato in coma e poi in sala di rianimazione, si è ripreso ed è vissuto ancora un altro anno durante il quale è stato autosufficiente. Prima di morire si è confessato e comunicato, ed ha salvato la sua anima.

In un’altra lettera Padre Gabriele mi disse di ringraziare il Signore per la misericordia usata verso mio padre.

Grazie, figlia. Prego per la salute del padre e chiedo anche al Signore che gli faccia sentire la necessità di confessarsi e comunicarsi.

Vedi che i tuoi disturbi non dipendono dalla pressione.

La Madonna ti benedica”.

 

Non sono sposata. Offrire la ia vita al Signore è stata sempre la mia aspirazione, sin da piccola.

Padre Gabriele mi ha dato sempre buoni consigli, e infatti avrei sofferto molto se avessi dovuto fare, da sposata, peccati contro la volontà di Dio.

In Terra Santa, pochi anni orsono, ho capito tale volontà del Signore perché offrissi la mia vita a Lui.

Ho avuto tante richieste di matrimonio e, spinta da mia madre a sposarmi, a volte sono stata un po’ titubante.

Ora invece sono felice e mi sento realizzata. Ringrazio quindi Padre Gabriele per quanto mi ha qui scritto.

Ti ringrazio, figlia, per la gradita offerta.

Mi sembra che la cosa migliore, per te, è di restare quale sei. Non ti vedo fatta per vivere con un uomo. Avresti da soffrire e ne puoi fare a meno.

Prego il Signore che ti faccia veder chiaro e ti conduca per la via migliore.

La Madonna ti benedica”.

 

Avevo chiesto in una lettera al Padre di ringraziare il Signore per gli aiuti e le attenzioni che avevo ricevuti nel lavoro grazie alle sue preghiere.

E infatti grazie a queste preghiere di Padre Gabriele che mi sono conservata in buona salute e in armonia con tutti, pur fra tante difficoltà.

Ti ringrazio, figlia, per la gradita offerta.

Ringrazio con te il Signore per gli aiuti e le attenzioni che ha verso di te e nel tuo lavoro.

Prego il Signore a proteggerti sempre, a conservarti in buona salute ed in perfetta armonia con tutti”.

 

Con le sue parole Padre Gabriele mi ha sempre spinta a vivere bene.

Posso dire che il Signore nel lavoro non mi ha mai lasciata sola. Mi ha aiutata a superare mille difficoltà e ciò anche per mezzo delle preghiere di Padre Gabriele.

Non perderti di fiducia, figlia, ma prega con fede e vivi serena.

Riguardo al tuo lavoro, il Signore non ti lascerà sola. Devi però vivere in grazia di Dio e fuggire il male.

La Madonna ti sia sempre vicina e ti benedica”.

Italia Corsi – Caserta

 

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Mi era accaduto un fatto veramente in­crescioso per cui il mio animo si trovava in stato di profonda sofferenza. Era una dura incomprensione, con parti­colari spiacevoli e veramente non giusti, non conformi alla verità e realtà delle cose avvenute, ma permessa da Dio, for­se per provare la mia fedeltà a Lui. Volevo accettare in conformità ai miei impegni di consacrazione, ma ero scon­volta, smarrita e mi raccomandavo al Si­gnore.

Mi trovavo in quel tempo a Roma, avevo sentito parlare di un sacerdote che risiedeva presso la chiesa di Piazza Salerno e mi sentii spinta ad andare là da lui per avere luce ed aiuto.

Erano circa le ore tre del pomeriggio. Andai, entrai in Chiesa e... sorpresa! Il Padre era là in piedi davanti all'altare maggiore; avevo fatto appena pochi passi che il Padre si voltò, mi guardò e alzando il braccio destro mi indicò il suo confessionale a destra, a quel tempo (1964) lui confessava lì. Sembrava che mi attendesse, come una cosa precedentemente combinata. Non so dire come rimasi sorpresa. Dopo circa venti minuti di colloquio uscii da quel confessionale e poi da quella Chie­sa, pienamente illuminata, col Paradiso nel cuore, serena e sicura nel mio proce­dere.

Da quella volta, tornando periodicamente a Roma, mi sono sempre recata da Lui; mi sentivo particolarmente accolta e sempre ricevevo tanta luce sul mio fare e sulla mia vita spirituale. Il Padre non aveva più il confessionale, ma riceveva in sacrestia nella sua minu­scola stanzetta, a sinistra entrando. Parecchie volte vedendo la fila delle per­sone, pur sapendo che lui dava la prece­denza alle suore, mi trattenevo in ginoc­chio in una panca. Poi non ho fatto più così, perché lui compariva sulla porta, volgeva subito su me lo sguardo e mi chiamava col cenno della mano e talora anche a voce alta.

La sua scomparsa improvvisa mi fu pe­nosa, recandomi a Roma sento il vuoto della sua assenza, ma ho la certezza del­la sua protezione. Padre Gabriele era ed è un'anima particolarmente illuminata, privilegiata, prediletta da Dio.

Confido molto ancora nel suo aiuto spiri­tuale.

Una suora

 

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Ho conosciuto Padre Gabriele tramite una mia parente.

Voglio qui ricordare come Padre Gabriele intervenne in occasione della malattia del signor D.F.; questi era af­fetto da cancro allo stomaco con attacchi di febbre, brividi di freddo e conati di vo­mito. Una sua parente contattò telefoni­camente Padre Gabriele cui espose lo sta­to di D.F. che non poteva essere operato in quanto non si trovava sangue essendo il suo gruppo molto raro. Padre Gabriele rispose promettendo il suo aiuto, aggiun­gendo che costui non doveva essere operato dai dottori della terra, ma dal Si­gnore e chiudendo quindi il telefono.

Il sig. D.F. con molta rassegnazione il pri­mo venerdì del mese dì ottobre ricevette la comunione e l'estrema unzione. L'indo­mani di sabato, ancora digiuno, venne col­to da un forte sintomo di vomito e quin­di sputò un pezzo di corda nero, rigurgi­tando ancora un oggetto a forma di tap­po di sughero bianco. Si sentì di colpo meglio, gli venne un grande ap­petito e gli si rischiarò la vista. Dopo aver ringraziato la Madonna, conti­nuò a migliorare di giorno in giorno, riac­quistando la salute, la serenità e la pace; visse per altri 16 anni in perfetta salute.

Rosaria Middioni - Canicattì (Agrigento)

 

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Nel 1969, avendo del tempo libero, il sa­bato e la domenica pomeriggio molto spes­so usavo dedicarlo a Monsignor Luigi Va­lenti, avvocato di Sacra Rota e di cause di Santi, ora purtroppo deceduto. Una volta mi disse che avrebbe avuto pia­cere di far visita a un santo Sacerdote e se sapevo ove si trovasse la chiesa dei Sette Santi Fondatori. Ben volentieri mi misi a sua disposizione accompagnandolo alla suddetta chiesa e domandandogli un po’ scettico, se i Santi non si trovassero sol­tanto in Paradiso. Lui mi rispose: “È vero, ma ricordati che la santità comincia già su questa terra; tanto è vero che il Signo­re gli ha donato poteri come il cacciare i demoni, lo scrutare le coscienze, consiglia­re i dubbiosi e altri doni. Comunque è un'anima molto vicina a Dio”.

Qualche giorno dopo mi recai da solo in questa chiesa e vi trovai una lunga fila di persone in attesa del proprio turno; quan­do fu la mia volta, entrai nello stanzino ove Padre Gabriele riceveva; mi fece inginocchiare e mi impose le mani sulla testa; mentre recitava delle preghiere io mi sen­tivo sempre meglio sia nello spirito che nel fisico. Allora ripensai a ciò che di lui Mons. Valenti mi aveva detto: «Ricordati che la santità comincia già su questa terra».

Da quel giorno divenni uno suo devoto fi­glio spirituale, unitamente a mia moglie. Avendo un problema all'occhio sinistro mi recai per una visita da un oculista il qua­le mi diagnosticò un principio di glauco­ma. Parlai di questo a Padre Gabriele, il quale con gesto rassicurante e paterno mi toccò il nervo ottico dicendomi di non preoccuparmi. Passato qualche tempo mi sottoposi ad una nuova visita e mi fu detto che non avevo nessun male agli occhi.

Un'altra volta gli confidammo la nostra apprensione nell'essere costretti a lasciare il nostro appartamento dove abitavamo a Roma per fine locazione; ci disse di darci da fare perché altrimenti saremmo finiti in una grotta come il Bambino Gesù, ma nel dire ciò, il suo volto era molto rassi­curante. Passati quindici giorni, il 30 no­vembre ricevemmo la notizia di un appar­tamento libero nelle vicinanze di Roma, molto più soddisfacente di quello che noi speravamo.

Ringraziando il Signore per averci dona­to Padre Gabriele, lo preghiamo affinché voglia presto glorificarlo anche su questa terra elevandolo agli onori degli altari.

F.C. - Rieti

 

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Quando conobbi Padre Gabriele, nell'anno 1974, fu per me una grande rivelazione: come parlare con una grande Entità del Cielo.

A parte sempre la grande fila di persone che aspettavano il proprio turno per essere ricevuti, e poi le poche parole dette e raccolte nel colloquio con Lui, è importante ricordare come si usciva di lì subito rasserenati dall’aver ascoltato le parole rassicuranti di Padre Gabriele, sempre capace di infondere un carisma di fede in tutti, un conforto santo e sicuro per tutti! Sapeva già, guardandoci, ciò che volevamo chiedere e rispondeva a tutti con voce ferma, a volte imperiosa, ma sempre dolce, confortandoci nei problemi familiari e di salute, nostri e dei nostri cari.

Una volta dovendo operarmi al collo per una cisti, passai prima da Lui certa che mi avrebbe consigliato bene, e così fu. Mi disse di non farmi toccare perché si sarebbe risolto tutto da sé. Dopo pochi giorni la cisti si aprì, senza sangue, lasciando solo fuoruscire una sostanza gialla­stra, poi tutto si seccò e non rimase alcuna traccia.

Un’altra volta mi facevano male gli occhi, l'oculista mi aveva detto che poteva essere una retinite per cui dovevo fare degli esami oculistici; ma Padre Gabriele mi segnò con il pollice delle sue mani i miei occhi chiusi e mi disse: “Non avrai più questi problemi”. Fu una grande grazia per me, perché lavoravo molto in famiglia, portavo i bambini a scuola, facevo la spesa, pulivo la casa e ogni altra incombenza e per tutto il giorno, poiché mia figlia lavorava in ufficio ed io dovevo aiutarla.

Portavo a Lui indumenti dì persone ammalate da benedire, e che poi rispedivo: calze se si trattava di problemi alle gambe, oppure maglie, come nel caso di un ragazzo pesca­tore a Pesaro che era ammalato ai polmoni. Padre Gabriele mi assicurò che sarebbe guarito ma che doveva cambiare mestiere; infatti costui poi divenne cameriere in una pensione.

Una mia figlia separata dal marito con due figli piccoli, mi dava dei dispiaceri per tante ragioni che io non condividevo: litigava con il marito, non gli faceva vedere più i bambini, oltre a problemi finanziari e crolli di tutte le specie, per non voler fare il passo secondo la gamba anziché con i debiti. Ma loro non volevano ascoltare i miei consigli ed aiuti poiché parlavo sempre con Padre Gabriele; erano restii ad ascoltare ogni mia parola.

Ma piano piano Padre Gabriele ha riportato le cose nel migliore dei modi e pur dopo queste brutte esperienze ha sempre continuato ad aiutarci nel lavoro e anche nella casa dove viviamo qui a Sabaudia.

Ancora oggi prego Padre Gabriele per tutti i casi gravi che sento, specie per i giovani e sono tanto felice quando ottengo per loro un buon esito nelle vicende di salute e di lavoro.

Quante volte ho visto per­sone molto note del mondo del cinema o della politica che andavano da Lui per essere consigliate, aiu­tate e confortate; quanti parenti di persone carce­rate riceveva e incoraggiava, annunciando loro che queste sarebbero tornate presto in famiglia; quanti ragazzi drogati andavano da lui per essere aiutati a non drogarsi più!

Soccorreva tutti con la sua parola e con i mezzi che ciascuno portava a Lui: giovani di ogni razze, donne con i bambini, tutti ... anche fuori della Chiesa; e Lui donava a tutti quello che aveva racimolato durante la giornata nella piccola sacrestia. Poi verso sera usciva dalla porticina laterale per farsi accompagnare in auto al Monte del­l'Orazione, a pregare per noi tutti, tutta la notte, per farci così ottenere quelle grazie che il suo cuore di Padre amoroso poi ci donava.

Non una vacanza, neanche la domenica, ma sempre lì in quel buco di sacrestia a ricevere tutti i nostri dolori, i nostri affanni che portavamo a Lui certi del suo grande aiuto. Ci dava tutto sé stesso, era conosciuto da tutti, era il “Padre Pio di Roma”.

Sempre disponibile per chiunque fosse posseduto dal demone del male: dopo poche sedute sconfig­geva il maledetto!

Non faceva in tempo a preparare l'acqua benedetta in un grande recipiente che tutti venivano a pren­derne per farla bere agli ammalati, ai figli ribelli e a benedire la casa. Quando poi era tempo di esami nelle scuole, tutte le mamme venivano a racco­mandare i propri figli e tutti ricevavano la loro parte di grazie. Tutte le persone che telefonavano a Lui per avere grazie, anche da fuori Roma, ricevevano una risposta sicura e decisa, come se già le avesse conosciute!

La sua vita è stata solo un grande sacrificio, a favore di tutte le persone che si sono rivolte a Lui che, senza distinzione, senza interessi personali, elargiva solo Amore per tutti, in nome di Gesù e Maria, maggior­mente per i peccatori e i carcerati per aiutarli a redimersi e riportarli sulla retta via dove Iddio li aspettava come pecorelle smarrite.

Iddio glorifichi questo Santo Uomo che ci ha lasciati, ma non per sempre!

Teresa Di Lazzaro - Sabaudia (Latina)

 

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Nel periodo dal 1968 al 1978 ho avuto molte opportunità di avere piacevoli con­versazioni con Padre Gabriele, sia presso la vecchia sede di Via Benevento, sia pres­so la nuova di Via Rovigo.

In quelle conversazioni spesso si parla­va delle difficoltà economiche dovute al­la immensa carità che il Padre faceva ai suoi poveri.

Un giorno Padre Gabriele mi disse: “Quando prego il Signore, gli chiedo le pagnotte, perché con le mollichelle che farei?”.

Il Padre era un efficace esorcista e mol­te persone ricorrevano a lui per essere li­berate dal possesso demoniaco. Un giorno gli portarono una ragazza indemoniata; Pa­dre Gabriele disse: “Vogliamo provare a re­gistrare tutte le parolacce che Asmodeo fa dire alla ragazza?”. Un collaboratore del Padre provvide subito ad installare il con­gegno dove avveniva il penoso rito e infat­ti la ragazza, ritorcendosi su sé stessa, pro­nunciò volgarità e parolacce contro Padre Gabriele; ma poi nel tentativo di ascolta­re quanto registrato: sorpresa! Sentimmo solo un forte struscìo sonoro come quello dei grossi serpenti.

All'incirca nel 1970/1973, presso la vec­chia sede dell'Opera Volontari della Cari­tà, assieme ad altre persone stavo parlan­do con Padre Gabriele; tra noi c'era un gio­vane sacerdote di Terni che rivolto al Pa­dre disse: “Padre Gabriele non ti senti be­ne?”. Il Padre gli rispose: “Non ti preoc­cupare, io non mi sento male”. Il sacerdote insistette ancora: “Ma io ti vedo molto ab­battuto, quindi qualcosa hai”. A questa in­sistenza Padre Gabriele rispose: “Lo vuoi proprio sapere? Tutta questa notte ho do­vuto combattere con Asmodeo - lo sai chi è Asmodeo? - che tra tante parolacce mi ha detto: Se me lo permettessero, ti fa­rei a pezzi!”.

Alberto Chiappalupi - Roma

 

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Cara signora Gabriella, martedì 19 set­tembre sono venuta a Roma per pregare Pa­dre Gabriele; ero molto raffreddata, però appena sono arrivata in chiesa io e un'altra signora abbiamo sentito profumo di fiori anche se i fiori non c'erano; m'hanno spiegato poi che il profumo significa la presenza di Pa­dre Gabriele.

Una settimana prima della mia venuta a Roma avevo sognato Padre Ga­briele che si trovava in chiesa: mi parlava e mi chiedeva come mai non ero andata da lui prima, difatti io dovevo venire a Roma martedì 12 settembre, ma per varie ragioni non avevo potuto farlo.

Adriana Pacifico - Colleferro (Roma)

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Ero da poco uscito dall'ospedale, ero sen­za lavoro e avevo tre figli. Un’amica mi disse: “Perché non ti metti a vendere il pe­sce”?. L'idea mi sembrò buona; i miei ge­nitori e i miei parenti sono quasi tutti pe­scatori di acque dolci, per cui in mezzo al pesce ci sono nato. Ma il pesce di mare che vendo ora richiede molto impegno, se­rietà e sacrificio. Non spostavo una paglia senza parlarne a Padre Gabriele il quale mi disse: “Va bene figlio, vai!”.

Non avevo una lira e perdipiù non avevo ancora la licen­za di ambulante, per cui comperavo il pe­sce di seconda mano e un giorno per tele­fono dissi al Padre: “Padre, non sono in regola, ho paura...”, ma lui con tono di vo­ce sicura, mi disse: “Vai avanti lo stesso, non ti infastidirà nessuno!”.

Alle volte mi veniva voglia di mollare tutto: “Padre, lo so che tu preghi per me, ma io non me la sento di affrontare la gente”; lui si mette­va a ridere e mi diceva: “Vai via cantan­do, ci sono io qua”.

Altre volte: “Padre, qui a Terracina mi imbrogliano sul pesce, che faccio?”; lui mi rispondeva: “Resta dove sei, devi essere tu di mestiere a capire il pesce!”.

Infatti andò tutto come lui mi di­ceva: il lavoro ora va bene e io mi sono fortificato. Quando la vendita tira poco ed è ormai tardi, allora mi rivolgo a Padre Gabriele e gli dico: “Padre, guarda quan­to pesce abbiamo qui, che ci facciamo?”; poco dopo sparisce tutto come in un incan­tesimo, la gente lo compra tutto. Tutti i giorni, nel mio piccolo, ho sempre guada­gnato la giornata e non ho mai rimesso dei soldi.

Ringrazio Padre Gabriele e il Signore Gesù che ce lo ha dato perché tramite lui possiamo arrivare più in fretta a Dio. Lo ricordo sempre, specie la mattina quando con il buio pesto, parto e vado a Terraci­na, e lo piango, anche se so che lui è in Cielo vicino a Gesù e Maria. Cosa c'è di più grande?

Anche questa testimonianza. valga per la sua beatificazione. Sempre quando mi trovavo in difficoltà te­lefonavo a Padre Gabriele, oppure andavo a trovarlo nella chiesa dei Sette Santi Fon­datori, dove ogni giorno c'era tanta gente che voleva parlare con lui.

Una volta pre­si il treno con mia moglie e andai da lui perché mi sentivo tanto male, con degli strani dolori dappertutto. Arrivammo che era ormai tardi ed era l'ora della messa. Il caro Padre Gabriele disse: “Ora basta, è ora di messa, andiamo figli”. Mentre lui ci spingeva in chiesa a braccia aperte, dice­vo tra me: “Ma guarda, ho fatto quasi 100 chi­lometri di strada per sapere della mia sa­lute e adesso non posso dirgli nulla”. Im­provvisamente sento una mano che mi batteva sulla spalla; era Padre Gabriele che mi diceva: “Vai tu, che non hai nien­te!” e rivolto a mia moglie: “Non ha nien­te lui, sta bene!”.

In seguito mi ripetè che era inutile andare dai dottori, poiché si trattava di piccoli do­lori reumatici sparsi in tutto il corpo e che si facevano sentire secondo il tempo, a vol­te più, a volte meno.

Ho avuto tanto aiuto che non lo dimenti­cherò mai. Gesù ci ha fatto conoscere un Santo e lo ringrazio tanto. La Madonna in­terceda per la sua beatificazione. Pregate­lo voi tutti, il caro Padre Gabriele, lui è molto vicino a Gesù ed è a lui che chiede per noi; Gesù non dirà mai di no.

Voglio scrivere ancora un'altra testimo­nianza su Padre Gabriele, perché sia pre­sto beatificato, con l'intercessione di Ma­ria Santissima. Avevo da poco venduto il mìo bestiame, quando un vicino mi viene a chiedere un grosso prestito. Telefono a Padre Gabriele e gli chiedo se potevo pre­stare i denari richiestimi. Ma lui mi rispose: “Se vuoi perdere amicizia e soldi, da­glieli”. Forse il demonio non voleva che io sentissi il resto che il Padre mi diceva. Con il tempo mi accorsi che queste persone che mi avevano chiesto i soldi erano poco buone.

Voglio ancora far sapere che Padre Gabrie­le, mentre alle 17 diceva la messa, mi ri­spondeva al telefono (aveva il dono della bilocazìone).

Gesù Santo e Grande poteva darci di più? No, perché io penso che noi portavamo po­che croci giacché Padre Gabriele portava quelle di tutti i suoi figli. Non poteva du­rare a lungo, altrimenti in Cielo non si portava nulla. Ci ha prima convertiti, for­tificati e poi è salilo in Cielo. No, Gesù non poteva darci di più.

Preghiamolo sempre nelle nostre difficoltà il caro Padre Gabrie­le. Dal Cielo pregherà per tutti i suoi figli spirituali.

Lino Leardini - Sabaudia (Latina)

 

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Per un debito di riconoscenza verso Padre Gabriele, vorrei che fosse pubblicato quanto segue.

Nel 1978 fui trasferita da Roma a Capranica di Sutri (Viterbo) dove trovai un sacerdo­te molto buono, costretto all'assoluta im­mobilità perché affetto da un morbo ine­sorabile alle ossa.

Gli parlai di Padre Gabriele. Aprii il suo cuo­re alla speranza promettendogli che mi sa­rei recata appositamente a Roma per chie­dere la grazia. Mi disse infatti: “Io non voglio guarire, deside­ro solo venire a celebrare nella vostra cappella”.

Venni a Roma. Feci la fila e quando toc­cò il mio turno esposi a Padre Gabriele il mo­tivo della visita. Strinse nelle sue mani un fazzolettino che avevo portato e pregò.

Anch'io m’inginocchiai. La sua preghie­ra fu intensa e prolungata: s’era trasforma­to, pareva un angelo. Osai appena alza­re gli occhi. Dentro di me pensavo: “La grazia è fatta. Prega troppo bene, forse perché è per un prete”. Altre volte ero stata da lui, ma mai lo avevo visto così estatico. Tornai a Capranica felice.

Narrai la preghiera di Padre Gabriele e con­segnai il fazzoletto.

Dopo due giorni uno scampanellìo im­provviso. Era il sacerdote che veniva a ce­lebrare. Piangemmo di commozione e dì gioia. Da quel giorno per ben nove anni è ve­nuto quotidianamente e con tutte le intem­perie a celebrare la sua Messa.

So anche che ha poi avuto con Padre Ga­briele una corrispondenza epistolare e quanto ho scritto è la semplice verità.

Suor Maria Verzino – Roma

 

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Sono una suora della congregazione delle Figlie di S. Giuseppe e ringrazio il Si­gnore per i singolari doni elargiti a Padre Ga­briele mentre voglio far conoscere un suo in­tervento a mio favore.

D'accordo con S.Agostino che chi canta bene prega due volte, nella mia vita ho sem­pre cantato volentieri. Il canto sacro e la li­turgia sono sempre stati al centro della mia attenzione, il modo concreto per esprimere la mia lode a Dio. Ecco però che un bel giorno, per un forte disturbo alla gola in seguito a raffreddori e colpi d'aria, mi ritrovai a non poter più cantare. Dopo sei lunghi mesi mi feci vedere da uno specialista. Diagnosi: un polipo alle corde vocali per cui necessitava un’in­tervento con dubbia possibilità di riacqui­stare la voce. Ero tanto triste e non per l'ope­razione, ma perché non avrei potuto più cantare. Notando il mio stato d'animo una mia consorella prese a cuore il mio caso e mi accompa­gnò da Padre Gabriele che ben conosceva e stimava. L’incontro nella chiesa dei S. Fondatori è indimenticabile: acqua benedetta in testa, le sue mani nella mia gola ed ecco il prodigio, ho ricantato le lodi di Dio. Lui stes­so mi consigliava di non farmi operare, in­fatti scomparve il polipo e la mia voce ritor­nò normale. Grazie Padre Gabriele!

Avevo acqui­stato un Padre a cui ricorrere per ogni neces­sità. Da quel giorno per ben sette anni tutti i mesi mi sono recata da lui trovandolo sempre paterno e buono, riportandone grande pro­fitto spirituale.

Ora prego perché la sua santità sia ricono­sciuta e possa avere anche qui in terra quel­la gloria che certamente gode in Cielo.

Suor Mariaconcetta Tessari – Roma

 

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Padre Gabriele era una sentinella sempre pronta ed at­tenta ai bisogni degli altri, di una disponi­bilità eccezionale.

Pensando alla sua carità, per quanto io possa aver constatato, si poteva ben dire: era pronto a sacrificarsi sul serio per i fratelli, un sacrificio autentico, pur di far contento l'altro.

Era un giorno d'estate, faceva un caldo eccezionale, accompagnata dall'autista sono salita con il Padre su al Monte dell'O­razione.

Avevo con me una macchina fotografi­ca e lassù, con l'autista, incominciammo ad inquadrarlo nell'ambiente e a scattargli fotografie.

Mentre così si faceva lo osservavo e notavo che non dava segno alcuno di impazienza. Eppure sul suo viso erano ben marcati i segni della stan­chezza dopo una giornata di ininterrotta operosità al caldo afoso di Roma.

L'autista stesso, quasi interpretando il mio pensiero, si rivolse a me con espres­sione di ammirazione nel vedere tanta accondiscendenza, bontà e paterna pazienza. I1 movente? La carità!

Quante volte l'avevo sentito ripetere ri­guardo a qualche persona che gli chiede­va qualche cosa: “Perché non accontentar­la?... Facciamola contenta!...”.

Chiedendogli un giorno perché si stra­pazzasse tanto, egli come meravigliato mi rispose: “Ma io lo faccio per voi!”.

Un'altra volta stavo attendendo per en­trare nello "sgabuzzino" ove confessava, quando ad un tratto si apre la porta, il Padre teneva il ricevitore del telefono in mano: l'apparecchio non funzionava più bene.

Presto si fa portare un cacciavite o qualche cosa di simile e si mette lui all'o­pera per aggiustarlo.

Dentro di me dicevo: potrebbe lasciar­lo stare così, starebbe intanto un po' in pace! E continuavo ad osservarlo mentre era alle prese con viti ecc.; smise solo quando tutto tornò funzionante e tutto questo perché? L'aveva detto prima: "Di là (del filo) le persone aspettano!".

Dovevo partire per Milano, vado a sa­lutarlo in Via Rovigo, e all'ultimo mo­mento gli chiedo di scrivermi un pensie­ro su di una cartolina.

Era l'ora in cui inderogabilmente si re­cava in chiesa in Piazza Salerno. perciò mi dice di passare poi di là che avrebbe cercato di scrivermelo. Mi suggerisce di lasciare che le persone si fossero un po' diradate. Erano le 15,30 e la fila non tendeva a diminuire, anzi...

Mi accodo. E' il mio turno: “Vieni, vieni. C'è gente ancora?”.

Sì, molta”.

Aspetta”, esce dallo sgabuzzino e nella stanza attigua si siede e mentre la gente aspetta e il telefono con insistenza squilla, il Padre scrive, poi si alza: “Tieni”, mi dice e prendendo il rice­vitore con espressione benevola e paterna aggiunge: “Hai la testa dura, eh!”, e mi benedice. Ero veramente commossa nel vedere, come con tanta bontà, in quella situazione (molta gente in attesa e il telefono che continuava a squillare senza in­terruzione) lui senza una parola o un atteg­giamento d'impazienza rispondeva ad una mia semplice richiesta.

Il suo spirito di preghiera e di peniten­za compenetravano tutto il suo vivere nel corso della giornata e della notte.

Un giorno era febbricitante, me ne ero accorta, ed avendoglielo chiesto me lo confermò, lui così restìo a parlare di sé, di queste cose. Eppure era lì al suo posto, ad ascoltare, come se niente fosse.

Un'altra volta mi aveva detto: “Sai qual'è il mio motto? Più sto peggio, più sto meglio”.

Era solito dire: “Mi riposerò in Paradi­so. La cosa che più mi addolora è quella di dover dormire un po' alla notte. Questo mi ha fatto sempre soffrire...”. Ultimamen­te, in agosto del 1984, mi aveva detto: “Vedi la notte ora cammino e prego, quando non resisto più al sonno e barcol­lo, mi butto a terra, dove mi trovo. Oh, si sta molto bene in terra. Vedi la terra è come una madre, ti accoglie, ti tende le braccia, così, proprio come una madre”.

Un giorno avendo avuto la possibilità di rimanere sul Monte dell'Orazione men­tre il Padre era a Roma al suo consueto posto di lavoro, ne approfittai per pulire e riordinare un po’ la “casetta” (eh... ne ave­va... bisogno!).

Quando ebbe occasione di rivedermi, alludendo a quanto avevo fatto, mi disse: “Vedi, lassù, sono come un cane... di lus­so; eh sì, come un cane di lusso!” e gli si imperlarono gli occhi.

Prima di sé stesso c'erano gli altri, le anime che Dio gli mandava perché fosse­ro aiutate, confortate, indirizzate a Lui. Di tutto questo ne sono la conferma le sue parole, tra le ultime, quando una suora infermiera nella clinica in cui era stato ricoverato, gli fece questa domanda: “Pa­dre, ma perché si è ridotto in questo sta­to!?”. Risposta: “Figlia, nella mia vita non ho mai pensato a me”.

Imprudenza, qualcuno potrebbe pensa­re. No, io che ho avuto la grazia di avvi­cinarlo per tanti anni, sento di poter afferma­re che era l'amore che lo spronava alla pe­nitenza, il movente che gli faceva accetta­re qualsiasi dolore fisico, morale o spiri­tuale perché egli aveva una sola aspirazione: soffrire con Gesù per sollevare, aiutare le anime e riparare per loro.

Nella sua "preghiera del confidente" infatti si esprimeva così: "Da buoni amici, viviamo insieme Gesù, preghiamo insie­me, soffriamo insieme".

Certo, non sempre riusciamo a com­prenderle queste persone. Esse seguono una logica, guardano le cose con un'ottica tutta particolare e in modo radicale. Ama­no la croce, così nuda e ruvida come si presenta. Per quanto sta in loro non accet­tano di mitigarla.

Dopo la morte di Padre Pio. un giorno con semplicità gli sfuggì: “Che briccone Padre Pio. mi si è pre­sentato davanti con il calice in mano e mi ha detto: Tieni, adesso tocca a te”.

E' sempre la logica della sofferenza e della croce che conta per le anime di Dio! Mi raccontò che un giorno di buon matti­no, mentre scendeva dal “Monte dell'Ora­zione” incontrò chi doveva andare a pren­derlo, si sentì male. Mi ripetè: “Stavo tanto male e mi buttai a terra” e dopo una breve pausa di silenzio, aggiunse: “Eh. è duro sai morire... così... per terra...”. Ripresosi. non andò dal medico, ma solo e subito al lavo­ro per i suoi poveri, per le anime.

D'altra parte anche le anime che libera­va dal demonio dovevano costargli molta sofferenza. Ricordo che nel 1972 e precisa­mente il 3 giugno, annotavo così su un mio quaderno (dal momento che non si trattava di una cosa che accade tutti i giorni): Sta­mane sono andata dal Padre, mentre mi parlava mi è sembrato di vederlo ad un certo momento molto stanco, gli ho chie­sto: “Padre, cos'ha?”.

Mi ha con la sua solita semplicità risposto: “Che ho? Eh, ieri ho esorcizzato una persona e stanotte il demonio non mi ha fatto dormire”.

Perché Padre, il demonio le ha parla­to?”.

Parlato?! Menato mi ha! Altro che parlato! Come è vero che il demonio è una forza, Dio è più forte, aiuta, sostiene, ma che vuoi, il fisico rimane prostrato”.

Così gli amici di Dio pregano, lottano, soffrono e amano per l'avvento del Regno!

Sempre nel 1972 annotavo ancora: il Padre mi dice: “A volte sono tentato di preoccuparmi... e allora... mi sento come un braccio che mi circonda il collo e una voce mi dice: non chiamarmi così, chiama­mi Amico, siamo amici! Queste per me sono le grazie più grandi”.

Posso dire di aver visto quell'uomo di Dio ingigantirsi man mano che procedeva nella pratica della mortificazione e della dolcezza. Di­venne così amabile, lui così rude, divenne sempre più paterno e materno insieme. Sì, paternità e maternità alla fine della sua esi­stenza mi richiamavano un po’ della pater­nità e maternità di Dio. Veramente, pur rimanendo sé stesso, e in qualche momento ben visibile, mi ha fatto conoscere un po’ della bontà, della dolcezza, della tenerezza di Dio Padre che solo ama e perdona sempre.

Nei lunghi anni in cui mi ha diretto, con una costanza mai smentita, e direi quasi particolare, mi ha sempre spronato alla confidenza, all'abbandono in Dio e all'obbedienza ai miei Superiori.

In un suo scritto mi diceva: “... Tu desi­deri fare sempre meglio ed essere ogni giorno migliore. Ebbene, questo benessere perfetto sta nella serena, amorosa, generosa accettazione della Volontà di Dio. In essa è il godimento e la pace perfetta; fuori è scontento, inquietudine e disagio. Dice la Scrittura che il Signore tanto gradisce chi fa il suo Volere, che finisce per fare poi quello che queste anime generose desidera­no. La Madre di Dio ti sostenga e ti faccia amare in tutto la Volontà di Dio”. (1978)

In un altro: “... Non dire mai al Signore: perché? Ma solo e sempre e serenamente ripeti: va bene! Grazie, sì Signore”. (1970)

In un altro ancora: “Ti ripeto, figlia mia, quel che ti ho detto: Vivi in Dio, così come Dio vive in te. Gesù ha detto: Padre, io con loro Tu in me! E se vuoi sapere fino a che punto, ascolta Gesù: Come noi, siano an­ch'essi uno in noi. Come secondo punto ricorda questo: io Signore, la tua volontà la faccio sempre! Ed in altro luogo ha detto: Se vuoi sapere se mi ami, vedi se mi obbe­disci sempre. E qual'è l'obbedienza che attira la simpatia di Dio? E’ l'obbedienza che sorride sempre, che va con entusiasmo dove Dio chiama!”. (1983)

In fondo era ciò che in lui avevo visto vivere: cercava di leggere tutto con lo sguardo dell'uomo di fede.

Sò che negli ultimi suoi 4 o 5 giorni di vita non poteva più ritenere il cibo. Il 29 novembre 1984 (sette giorni dopo la sua morte) mi recai al "Monte dell'Orazione". Desideravo rivedere quel luogo a lui tanto caro per constatare come era rimasto e scoprire cosa ancora avrebbe potuto inse­gnarmi. Grande fu la mia commozione quando vidi che il "tronchetto" di legno abitualmente appoggiato al muro (su cui egli aveva sempre tenuto un fornelletto per riscaldarsi il cibo da consumare per cena), era spostato in mezzo a quella specie di cucinetta.

Il fornello era stato tolto e al suo posto stava, come su un piccolo altare, un qua­dretto incorniciato con l'immagine di Gesù che spezza il pane davanti ai due discepoli di Emmaus.

Faccio presente che un giorno chieden­domi se mi piacesse tale immagine, non mi dimostrai entusiasta ed egli, quasi rattrista­to mi disse: “Ma... guarda quegli occhi!...”.

Lassù, in quel momento, in un istante, intuii chiaramente tutto: in quelle sue ulti­me notti terrene, con la preghiera, la soffe­renza, davanti a quella immagine (messa al posto del cibo che non poteva più ingerire) egli continuava a rispondere a quello “sguardo” supplichevole, amoroso, con l'of­ferta della sua vita, imitando così il suo Gesù che per noi si è fatto pane spezzato, cibo donato.

Ecco chi è per me Padre Gabriele, e potrei tentare di sintetizzare il ricordo di questa splendida figura dotata di un grande temperamento e personalità così:

Padre Gabriele, uomo di Dio. dalla scor­za rude, dal cuore d'oro, dalla parola sicura, dal gesto deciso, dalla mano benedicente, dallo sguardo in Dio in cui cercava di leg­gere il suo volere.

Padre Gabriele, uomo di Dio, che la sof­ferenza e l'amore hanno plasmato, e di un battagliero ne hanno fatto un docile, un mite, ricco di profonda umanità.

Padre Gabriele, uomo di Dio, che si è lasciato, non senza disagio e dolore, purifi­care dalla noncuranza, dalla indifferenza, dal dubbio sulla sua autenticità, dall'ironia di chi non sempre pensa che Dio guarda nel profondo del cuore e vi dimora se trova amore; non si ferma all'involucro che lo ri­veste.

... Io non guardo ciò che guarda l'uo­mo. L'uomo guarda l'apparenza, il Signore guarda il cuore. (I Sam. 16,7)

Padre Gabriele, uomo di Dio, che senza mai pensare alla sua stanchezza, ai suoi mali, si è lasciato ‘mangiare’ da chi conti­nuamente correva a lui per essere aiutato.

Dice l'apostolo Giovanni nella sua prima lettera (3.6):

Noi abbiamo capito che cosa vuol dire amare il prossimo perché Cristo ha dato la sua vita per noi.

Anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.

Padre Gabriele, uomo di Dio. ha vissuto questa Parola”.

Suor M. Placida Marchetti O.S.M. - Roma

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